Menu

Legate da una stessa cultura arbèreshe e linguaggio etnico: Barile, Ginestra e Maschito

barile-di-sera

Barile “città del vino”, ha origini probabilmente anteriori al XII sec. in quanto, da documenti storici, risulta casale compreso nella giurisdizione del Vescovo di Rapolla. Successivamente tra il XV e il XII sec. il paese fu ripopolato da gruppi di albanesi. Tale fenomeno immigratorio, molto diffuso nelle regioni meridionali, si inserisce in un contesto storico particolare che vede, verso la metà del XV sec., il popolo albanese protagonista di una impari lotta per conservare la propria autonomia territoriale, culturale e religiosa di fronte alle mire espansionistiche dei turchi. Nel corso di questo conflitto emerge la storica figura di Giorgio Castriota Skanderbeg il quale divenne protagonista di un lungo sodalizio con gli Aragonesi di Napoli, i quali, per sostenere il piccolo paese d’oltre Adriatico, contro l’Impero Ottomano, inviarono ripetutamente navi, uomini ed armi. In segno di riconoscenza, Skanderbeg mise a disposizione di re Ferdinando i propri valorosissimi soldati per risolvere conflitti interni e per domare rivolte. A Barile tra i vari Eventi si ricorda La Processione del Venerdì Santo dove migliaia di persone provenienti da ogni dove fanno da corona alla suggestiva manifestazione. Tale Processione è tra le espressive tradizioni popolari barilesi. Essa rappresenta il momento culminante di un lungo lavoro organizzativo e di una intensa preparazione spirituale che vede gli abitanti del paese protagonisti della riproposizione della Passione di Cristo. Alle classiche figure della Passione emergono personaggi fortemente simbolici come La Zingara e il Moro, che traggono origine soprattutto da vicende legate alla storia e alla diaspora del popolo albanese. Un altro evento importante è Cantinando Wine&Art. Nel piccolo comune arbèreshe nella Seconda metà di Agosto, nello straordinario scenario del Parco Urbano delle Cantine, location scelta dal maestro Pier Paolo Pisolini per girare alcune scene del Vangelo Secondo Matteo, il rosso porpora dell’Aglianico del Vùlture è il filo conduttore di iniziative culturali ad ampio raggio, concerti, mostre, workcamp, street art & parade e convegni e degustazione di vini locali.

i comuni arbereshe

Ginestra è un altro comune albanofono del Vulture. Nel 1478 il feudatario Troiano II Caracciolo assegna ai profughi albanesi il casale “Maso Lombardo” oggi Ginestra, creato dai Longobardi. La prima colonia di epiroti giunge nel sud Italia e, quindi, pure nei tre comuni vulturini, tra l’Agosto del 1477 e il Gennaio del 1478. La loro fuga è conseguente all’assedio vittorioso del turco Solimano, il quale conquista la città di Scutari in Albania. Tra gli Eventi di Ginestra è da ricordare l’8 Agosto ormai divenuto un appuntamento importante con “La Sagra dei piatti tipici arbèreshe”, degustazione di prodotti tipici del luogo, fatti con ingredienti poveri e semplici, a cui si accompagnano dei dolci prelibati che venivano preparati per le grandi feste. “Bona sera Zonja”è una manifestazione che dopo decenni di abbandono viene riproposta nella comunità arbèreshe e si svolge il Sabato Santo con gruppi di persone che girano per le strade del paese cantando in lingua arbèreshe, chiedendo in cambio uova e dolci pasquali. Infine il Primo sabato di Settembre ha luogo una premiazione di un concorso fotografico nazionale “A Raffaele Ciriello”, in ricordo del fotoreporter di guerra, originario di Ginestra, ucciso mentre riprendeva le vicende belliche tra palestinesi ed israeliani.

Maschito è il terzo comune del Vulture di cultura arbèreshe. Nasce nel 1467, sotto Ferdinando D’Aragona, quando Giorgio Castriota Skanderbeg gli mandò notevoli rinforzi di truppe per combattere gli Angioini, pretendenti al trono di Napoli, e i baroni. Durante la prima emigrazione di albanesi in Basilicata, si aggiunsero a Maschito un notevolissimo numero di Coronei, greci di Corone, cui, volentieri seguirono Meldesi. Tra gli Eventi oltre alla festa patronale molto sentita del Profeta San Elia che si tiene la seconda domenica di Agosto, il 5 e 6 dello stesso mese si svolge la cosiddetta Retnes, rievocazione storica in costume arbèreshe, insignita del premio “Meraviglia Italiana”. Ottanta figuranti suddivisi in due schieramenti ripropongono gli scontri tra le principali etnie fondatrici di Maschito: i Greci Coronei (Majsor) e gli Albanesi Scuterini (Cndrgnan). In armi e abiti del 500 realizzati da artigiani del posto, tra i personaggi salienti della rievocazione spiccano Lazzaro Mathes, fondatore di Maschito e nobile capitano di ventura, e i suoi militi “stradioti”. L’evento evoca, dunque, i legami tra la storia e l’identità della comunità maschitana.

Immediatamente ai confini di questi luoghi di cultura arbèreshe si trova Rapolla città dell’olio. La storia di questa cittadina inizia nel V sec. a.C. quando i primi coloni greci invasero il litorale Ionico, chiamando questo pezzo di territorio “Area di Eracle”, e probabilmente Rapolla fu posta quale sentinella ai piedi del Vùlture. Le vicende storiche di Rapolla s’accompagnano nei secoli a quelle dei suoi Principi e dei Signori che via via la governarono.Questi continui passaggi portarono pure il vescovado, allora fiorente, all’unione della locale diocesi con quella di Melfi. I decenni che seguirono non furono certo facili per Rapolla, pesantemente colpita dai terremoti, dalla I Guerra Mondiale, dall’epidemie di spagnola e peste, di cui si ricordano i tanti morti e danni ad abitazioni e al ricco patrimonio artistico-culturale. Da visitare La Cattedrale di Santa Maria Assunta del XII sec. con aspetti di notevole interesse storico, la chiesa di Santa Lucia, dell’XI sec. anch’essa di notevole interesse, la chiesa di S. Maria dell’Annunziata, la chiesa di San Biagio, patrono della città, e la chiesa Madonna della Stella, che è stata definita la più piccola d’Italia: fu l’eremo di un monaco basiliano che la ricavò da un pezzo di palmento, tipica costruzione adibita alla lavorazione dell’uva. Tra gli Eventi ricordiamo il 3 Febbraio festa patronale di San Biagio molto sentita dai rapollesi, Mercoledì Santo, con una processione molto particolare, con attori e figuranti che drammatizzano sulla Passione di Cristo, Lunedì della Pasquetta , un tempo molto sentita, dove intere comitive di amici e parenti si recavano in gita davanti alla Croce del Camposanto, dove consumavano ricche libagioni, in una sorta di compartecipazione con i cari defunti, proprio come ancora oggi avviene nella tradizione ortodossa della Georgia in Russia, e in Ottobre la “Sagra della Castagna”, che vede in primo piano questo gustosissimo frutto autunnale e i suoi derivati, farine, marmellate, dolci. Nel centro abitato, infine hanno sede le Terme di Rapolla: sin dalla fine del secolo scorso le acque sono rinomate per la loro bontà, e sono utilizzate per scopi terapeutici e preventivi. Scoperte nei primi anni del Novecento, ma soltanto oltre la metà del secolo, un imprenditore privato, decise di costruire lo stabilimento termale, dotandolo delle attrezzature idonee ai soggiorni curativi, e oggi le terme, conosciute, sono meta di una grossa affluenza.

'