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Il Vulture, Monticchio

monticchio

Il Vulture, nella sua definizione più ampia, rappresenta un’area di riconosciuto interesse storico antropologico, ricco di testimonianze di rilievo. Già 650.000 anni fa, gruppi di homo erectus vivevano di caccia tra le rocce e gli anfratti del Monte. Nel periodo Neolitico che va dall’8.000 al 3.000 a.C., l’area venne popolata da numerose comunità di agricoltori e allevatori. Tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro, e con i successivi insediamenti degli Apuli, dei Sanniti e dei Lucani, il Vulture ed i suoi centri vissero periodi di splendore. In seguito alla dominazione romana , la zona acquistò importanza economica e culturale; e in seguito all’emanazione, nel 726 d.C. del famoso decreto iconoclasta contro il culto delle immagini, ad opera di Leone III l’Isaurico, anche nell’area del Vulture trovarono rifugio molti monaci basiliani fuggiti dall’Impero d’Oriente. La presenza. infatti, di numerosi anfratti e grotte, offriva eremi sicuri. Nella seconda metà dell’Ottocento, i territori del Monte Vulture furono interessati dal fenomeno storico del Brigantaggio post unitario. Le caratteristiche orografiche dei luoghi e la presenza di una ricca vegetazione forestale, infatti, favorirono l’azione delle bande brigantesche capeggiate dal rionerese Carmine Donatelli detto “Crocco”. La particolare collocazione del Monte Vulture determina, circa l’habitat, effetti climatici localizzati e estremamente diversificati formando, così, un contesto ambientale caratterizzato da interessanti peculiarità vegetazionali. Un ambiente forestale, quindi, rappresentato da una consistente varietà di specie floristica. Si intende qui elencarne solo alcune, perché citarle tutte è quasi impossibile: il Faggio, il Cerro, il Leccio, l’Abete bianco, Il Pino nero, l’Abete di Douglas, Olmi, Ontani, Frassini, Noci, Aceri e Noccioli. E poi ancora il Narciso, il Ciclamino napoletano, il Geranium robertianum, la Primula, il Bucaneve, l’Anemone appennina, la Pervinca. Infine, insieme ai Pioppi e Cipressi da citare la Polygonum amphibium e la splendida Ninfea bianca. Inoltre il Vulture rappresenta un contesto naturale ricco di habitat favorevole a numerose specie animali e pure qui ne elenchiamo solo una parte di volatili : il Germano reale, lo Svasso, il Cavaliere d’Italia, il Cormorano, l’Alzavola, la Cannaiola ed il Tuffetto, l’Airone cinerino, il Martin pescatore. Tra i rapaci vanno annoverati il Nibbio reale, il Nibbio bruno, la Poiana, l’Astore, lo Sparviero, il Gheppio, l’Allocco, il Barbagianni ed il Gufo. La ricca mammalofauna comprende specie come la Faina, la Donnola, la Martora, la Volpe, il Gatto selvatico, il Cinghiale, il Tasso, il Moscardino, la Lontra e occasionalmente il Lupo. La fauna ittica comprende la Carpa, la Tinca, l’Anguilla, la Trota, il Triotto, il Cavedano, il Barbo e il Persico reale .Tra gli anfibi si possono citare il Rospo comune, la Rana verde e la Rana rossa.

Laghi di Monticchio : I piloti, anche di rotte internazionali, quando sorvolano i due splendidi laghetti intercomunicanti tra di loro, usano definirli “occhi di Venere”, così appaiono dall’alto, per la loro incommensurabile bellezza naturale. Uno spettacolo di verde rigoglioso in cui nella notte dei tempi si sono inseriti questi due gioielli. Arroccata sulla roccia dei due laghi, la Badia di San Michele Arcangelo si offre al turista in tutto il suo splendore. La possente costruzione che si specchia nel Lago Piccolo racconta di una storia secolare dall’Oriente nell’area del Vulture dove già era presente il culto molto antico e radicato nelle popolazioni della devozione all’Arcangelo Michele. I monaci Basiliani trovarono una grotta scavata nella roccia che la gente del luogo aveva dedicato a S. Michele perché, secondo la tradizione del tempo, proprio l’arcangelo era apparso in più occasioni alla gente e indicando proprio in quella grotta il luogo ideale per la sua dimora terrena. In seguito i monaci ortodossi costruirono un oratorio vicino a tale grotta che, divenne poi, il primo nucleo della futura Abbazia. Il luogo divenne un importante insediamento monastico in cui la preghiera ed il lavoro dei campi, unito ad altre attività, fecero di Monticchio un centro tale da richiamare l’attenzione di Papi, Imperatori e più Signorie baronali. Ai basiliani, si sono succeduti poi nei secoli altri ordini monastici, tra cui Benedettini e Francescani, dando ancora più lustro all’incantevole luogo.Seguirono periodo di decadenza conseguente a una crisi pure nell’attività monastica e religiosa in genere e, seppure con vari passaggi a questo o a quel personaggio, l’Abbazia di Monticchio finì con l’essere abbandonata a se stessa. Oggi la Badia è ancora lì che risplende nella sua solitudine, tra un turismo di massa sorda alle bellezze del monumento e dei luoghi, pur se da pochi anni, lavori di restauro tentano di ridonare all’antica struttura monastica, l’efficienza e lo splendore di una volta. Da qualche anno, infatti, in un’ala della stessa Abbazia, vi è allestito un Museo di notevole interesse adatto a tutte le fasce di eta: le bellezze naturali di un ecosistema ancora intatto come quello del Monte Vulture e di Monticchio, sono in mostra nel Museo di Storia Naturale del Vulture. Un cammino dell’uomo attraverso la via della fauna, la via della flora, la via di gea, con laboratori e mostre temporanee, gli habitat e le collezioni, e poi la culla della rara falena Bramea, e di un percorso che va dall’Homo Erectus di Atella fino ai giorni nostri, alla conoscenza degli insediamenti urbani dell’area e all’esplorazione del mondo vegetale e animale.

Ai confini dei Laghi di Monticchio ed essa stessa proprietaria di una parte del territorio lacustre insieme a Rionero, si colloca la ridente, pianeggiante e storica cittadina di Atella. Intorno all’origine di Atella sono state fatte nel corso dei secoli ipotesi diverse. Si è detto, ad esempio, che la cittadina sarebbe stata fondata nel III sec. a.C. da profughi della Atella campana distrutta durante la seconda guerra punica. Rifugiatisi in Lucania, essi avrebbero avuto da Annibale il permesso di fermarsi nella regione ed eretto un nuovo centro abitato col nome della cittò d’origine. Si pensa inoltre che Atella sarebbe sorta sulle rovine di Celenna, la città che Virgilio cita nel settimo libro dell’Eneide insieme a Rufas, l’odierna Ruvo del Monte, ed a Batulum, l’odierna Bella. Nonostante la zona dove sorge Atella risulti frequentata sin dal paleolitico, nonostante i numerosi ritrovamenti archeologici avvenuti nel suo territorio, la tradizione storica fissa la data di nascita della cittadina al XIV sec. Poi sino al XVI sec. circa, Giovanni d’Angiò, figlio del re Carlo II e di Maria d’Ungheria, e le famiglie nobiliari dei Caracciolo, dei Torella ecc., fecero il resto. Da visitare, ad Atella, la chiesa Santa Maria ad Nives, risalente al XIV sec. mentre ai margini dell’abitato, vi è la chiesa dei Santi Vito e Lucia santi particolarmente venerati nella zona: chiesa di origine medioevale, annessa ad un convento di Agostiniani. Poco distante dalla cittadina si trova la graziosa cappella rurale della Madonna di Laudata, con accanto una leggendaria guercia plurisecolare, dove si vuole sia apparsa la Vergine a un contadino.Tra i monumenti da citare i resti del poderoso Castello trecentesco; una porta medioevale di accesso all’antica città, Porta Melfi; nel centro storico vi è collocato il Monastero delle Suore Benedettine dello Spirito Santo, che risale al XV sec. e che trae origine da un lascito di un esponente di una ricca famiglia di Atella; annessa al monastero vi è la chiesa di San Benedetto, nella quale si conservano pregevoli dipinti; lungo la S.S. 93, si trova il Monastero di Santa Maria degli Angeli: abbandonato in seguito a un grave terremoto, il monastero rinasce agli inizi del Settecento, finche poi abbandonato definitivamente all’incuria e alla incomprensione delle autorità competenti. Tra le feste e folclore da ricordare il Giovedì Santo: nello scenario suggestivo delle piazze, delle strade e delle viuzze del centro storico, si svolge la sacra rappresentazione della morte e passione di Cristo; il lunedì di Pasqua e la prima domenica di Agosto viene festeggiata Santa maria ad Nives; mentre nella seconda settimana di settembre, organizzata dalla Pro Loco, si tiene la festa paesana con degustazione di uno dei piatti tipici della tradizione gastronomica atellana; infine il 13 Dicembre si svolgono i festeggiamenti di Santa Lucia con la tradizionale e ricca Fiera.
Annessi al territorio di Atella si trovano i due graziosi borghi di San Andrea e di Sant’Ilario, ed è qui che il 14 Agosto si svolge il caratteristico Festival Nazionale dell’Organetto.

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